Premessa.

  • Vista la dichiarazione del Vertice del G8 di Heiligendamm, del 7 giugno 2007, in particolare la sezione intitolata «Climate Change, Energy Efficiency and Energy Security — Challenge and Opportunity for World Economic Growth»;
  • visti le conclusioni della quarta relazione di valutazione del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), pubblicate a Valencia (Spagna) il 17 novembre 2007, e i successivi studi commissionati dai governi nazionali o realizzati da altri organi delle Nazioni Unite,
  • considerando che il consenso scientifico sulle origini e le cause del cambiamento climatico è ben consolidato e riconosciuto a livello mondiale, sia all’interno che all’esterno dell’IPCC; considerando che le conoscenze scientifiche e la consapevolezza delle origini umane dell’attuale tendenza al riscaldamento globale sono notevolmente aumentate dalla prima relazione di valutazione dell’IPCC nel 1990 e sono ormai considerate come dati scientifici; considerando che vi è un radicato consenso scientifico sull’impatto delle emissioni di gas a effetto serra (GHG) di origine antropica sul clima globale; considerando che, alla luce della valutazione dei rischi fornita, in caso di incertezza è più opportuno agire piut­ tosto che rinviare l’azione,
  • considerando che le conoscenze sul cambiamento climatico e sulle cause del riscaldamento globale, acquisite finora attraverso la ricerca e la raccolta di dati, sono sufficienti per indurre l’azione politica e l’adozione di decisioni che sono urgentemente necessarie per ridurre in misura sostanziale le emissioni e per prepararsi all’adattamento a cambiamenti climatici inevitabili,

La riduzione della CO2 eq è fondamentale per dare la possibilità a tutti gli esseri viventi di adattarsi.

  • considerando che, secondo la quarta relazione di valutazione dell’IPCC, le emissioni globali di CO2 sono cresciute di circa l’80 % tra il 1970 e il 2004 e che tali aumenti sono principalmente dovuti all’impiego di combustibili fossili,
  • considerando che la «Stern Review» ritiene che, ove non vengano adottate misure, nel 2050 i costi annuali del cambiamento climatico previsto rappresenteranno tra il 5 e il 20 % del PIL; considerando che lo stesso rapporto giunge alla conclusione che gli obiettivi climatici potranno essere raggiunti qualora, a partire da questo momento, venga destinato l’1 % annuo del PIL alle misure in tale settore,
  • considerando che il dibattito scientifico in corso non mette più in discussione le cause all’origine del riscaldamento globale e del cambiamento climatico; considerando che qualsiasi tipo di dibattito scientifico è semplicemente espressione del progresso scientifico volto a chiarire le incertezze o i dubbi rimanenti ed è tradizionalmente improntato alla ricerca di una più profonda comprensione dell’impatto dell’uomo sui processi naturali,
  • considerando che studi scientifici recenti hanno fornito prove supplementari dell’interferenza antropica con l’atmosfera terrestre e che la fisica del cambiamento climatico sta valutando le implicazioni concrete degli attuali livelli di riscaldamento globale causato dalle emissioni passate; considerando che i dati raccolti grazie a tali studi sottolineano l’urgente necessità di adottare misure di adattamento e di mitigazione, al fine di limitare rischi allarmanti per l’uomo, la biodiversità della flora e della fauna, gli habitat e le infrastrutture, in primo luogo nei paesi in via di sviluppo, ma anche in Europa e in altre parti più ricche del mondo,
  • considerando che la scienza ha individuato una serie di punti critici nel sistema climatico terrestre, che rappresentano punti di non ritorno per quanto riguarda ripercussioni praticamente irreversibili del cambiamento climatico, che non possono essere ragionevolmente gestite dall’uomo; considerando che questi punti critici e i processi geofisici inarrestabili da essi scatenati non possono essere pienamente integrati negli attuali scenari climatici per il futuro; considerando che tali punti critici includono: la fusione del permafrost, con la conseguente immissione di grandi quantità di metano nell’atmosfera; la fusione dei ghiacciai, con un aumento del coefficiente di assorbimento della luce solare e diminuzione della solubilità del CO2 negli oceani, con il conseguente aumento della temperatura; considerando che, con l’aumento della temperatura, tali fattori tendono a peggiorare progressivamente il riscaldamento globale con un effetto di feedback positivo,
  • considerando che, secondo le stime, il 20-30 % di tutte le specie sarà esposto a un maggior rischio di estinzione se si verificherà un aumento della temperatura pari a 1,5-2,5 °C; considerando che, nel caso di un riscaldamento pari a 3,5 °C, la percentuale è prevista essere del 40 %-70 %, per cui la mitigazione del cambiamento climatico è fondamentale per la tutela della biodiversità globale e il mantenimento dei servizi di ecosistema,
  • considerando che la maggior parte dei risultati di questi studi supplementari sottolineano l’urgente necessità di reagire tempestivamente al riscaldamento globale; considerando, in particolare, che gli ultimi dati pubblicati dall’OMM nel dicembre 2007 indicano che il decennio dal 1998 al 2007 è stato il decennio più caldo mai registrato e il 2007 tra i dieci anni più caldi mai registrati, con uno scarto di temperatura positivo previsto di 0,41 °C rispetto alla media sul lungo periodo, ed è stato contrassegnato da temperature anomale di oltre 4 °C sopra le medie mensili a lungo termine registrate da gennaio ad aprile 2007 in alcune regioni dell’Europa,

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