Partendo dal presupposto che con 110 milioni di euro distribuiti su tutti gli edifici scolastici “bisognosi” potrebbe venire fuori una manciata di migliaia di euro, vediamo in sintesi cosa c’è scritto sulla Gazzetta ufficiale  279 del 30 novembre 2015 nella fattispecie nel testo del D.L. 154 del 1° ottobre 2015, coordinato con la legge di conversione 189 del 29 novembre 2015, recante «Disposizioni urgenti in materia economico-sociale» (mi chiedo se alle volte i titoli delle normative e delle leggi siano così lunghe per annoiare).

L’art. 1 contiene le misure per garantire il “decoro” (aiutatemi a trovare la definizione di decoro …) delle scuole. In tale articolo c’è la disposizione, per la celere (all’italiana) prosecuzione degli interventi relativi al piano straordinario per il ripristino del decoro e della funzionalità degli edifici scolastici, di cui alla delibera Cipe n. 21 del 30 giugno 2014, l’immediato (all’italiana) utilizzo delle risorse già assegnate dal Cipe nella seduta del 6 agosto 2015. Gli importi sono di € 50 milioni per l’anno 2015 e di € 10 milioni per l’anno 2016 e si prelevano dal Fondo per lo sviluppo e la coesione programmazione 2014-2020.
Si legge che viene autorizzata la spesa di  € 50 milioni aggiuntivi per l’anno 2015, le risorse vengono prese dal Fondo sociale per l’occupazione e la formazione, di cui all’art. 18 del D.L. 185/2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 2/2009: in pratica la coperta è corta ed il mago delle tre carte vince sempre. (mi scuso dell’ironia … ma arrivati a questo punto…)

La scelta infelice del passato di utilizzare edifici vecchi (concettualmente) per essere adattati a scuole (cambio di destinazione d’uso) piuttosto di costruire edifici molto efficienti come la School For-Forest Guard (anni 90 in Svizzera) ha procurato queste pezze quasi inutili: un’emorragia non la si cura con un cerotto.

 

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