Una conversazione con John J. Medina

I progressi della neurobiologia hanno dimostrato che il cervello è così sensibile alle esperienze esterne da poter essere riattivato attraverso l’esposizione alle influenze culturali. Gli esperimenti hanno rivelato che, in alcuni soggetti, certe aree del cervello si attivano solo davanti all’immagine di Bill Clinton. In altri soggetti, quelle aree cerebrali si attivano solo davanti all’immagine di Jennifer Aniston o di Halle Berry. Quali altri stimoli potrebbero riattivare il cervello? C’è un cervello sensibile all’immagine della Boeing? C’è un cervello sensibile all’immagine della Goldman Sachs?

Non si sa ancora, dice Medina, uno studioso di biologia molecolare che ha dedicato gran parte della sua carriera a esplorare i misteri della neuroscienza sui soggetti degli esperimenti. Anche se è difficile resistere alla tentazione di trasferire i progressi in atto nell’ambiente di lavoro – ammonisce – è veramente troppo presto per capire come la rivoluzione in corso nella neurobiologia inciderà sul modo di operare dei leader aziendali. «Se riuscissimo a capire con quali modalità il cervello ha imparato a farci prendere un bicchiere d’acqua e a portarcelo alla bocca per bere, sarebbe un grandissimo risultato», spiega.

Eppure, i neuroscienziati stanno imparando tante cose che si posso applicare praticamente: per esempio che l’allenamento è benefico per il cervello, mentre lo stress prolungato è dannoso, in quanto danneggia inevitabilmente la produttività nell’ambiente di lavoro. Le persone stressate non se la cavano molto bene nei calcoli, non processano molto efficientemente il linguaggio, e la loro capacità di ricordare – sia nel breve sia nel lungo termine – tende a declinare. In effetti, il cervello non è stato costruito per ricordare con precisione analitica, e non si dovrebbe pretendere che lo facesse. La vera memoria è una cosa molto rara, dice Medina. Questo perché il cervello non è interessato all’assimilazione della realtà: è interessato alla sopravvivenza. 

Inoltre, e contrariamente a ciò che credevano molti educatori del XX secolo, il cervello può continuare a imparare a qualunque età. «Impariamo per tutta la vita», spiega Medina. «Questa è veramente un’ottima notizia».

(Titolo originale: The Science of Getting Smarter, HBR May 2008)

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