Edilizia circolare: come si progetta per la disassemblabilità

da | Mag 10, 2025 | Architettura ecosistemica, Edilizia sostenibile, greenbuilding | 0 commenti

Introduzione

L’edilizia circolare non è più un’utopia, ma una risposta concreta alla crisi climatica e alla scarsità di risorse. Uno dei suoi pilastri è il design for disassembly: progettare edifici pensati sin dall’inizio per essere smontati, riutilizzati o riciclati, senza produrre rifiuti.

Contesto: dall’economia lineare a quella circolare

Nel modello tradizionale (lineare), un edificio viene costruito, usato e poi demolito, generando enormi quantità di rifiuti. In Europa, oltre il 35% dei rifiuti totali proviene dal settore delle costruzioni (fonte: Eurostat). L’economia circolare punta invece a:

  • Estendere il ciclo di vita dei materiali

  • Favorire il riuso e il riciclo

  • Ridurre l’impronta di carbonio e le risorse vergini impiegate

Cos’è il Design for Disassembly (DfD)?

È l’approccio progettuale che permette di smontare facilmente un edificio, mantenendo intatti gli elementi costruttivi per il riutilizzo in altri contesti. Prevede:

  • Giunti meccanici (non chimici) per permettere lo smontaggio

  • Sistemi modulari e reversibili

  • Tracciabilità dei materiali tramite passaporti digitali

  • Progettazione stratificata (facciate, impianti, struttura separate)

Tecniche e materiali compatibili

  • Strutture a secco in acciaio o legno lamellare

  • Pavimentazioni flottanti e rivestimenti a incastro

  • Isolanti naturali (fibra di legno, lana di pecora, sughero) facilmente rimovibili

  • Sistemi MEP plug & play (impianti elettrici e idraulici modulari)

Esempi concreti

  • The Circular Building – Londra
    Un progetto pilota interamente pensato per il disassemblaggio, dove ogni elemento è tracciabile e riutilizzabile.

  • K-BRIQ (Regno Unito)
    Mattoni prefabbricati in materiali riciclati, assemblabili a secco e completamente riutilizzabili.

  • Triodos Bank HQ – Paesi Bassi
    Un edificio interamente smontabile, con struttura in legno e giunti metallici a vista. Tutti i materiali sono schedati in un database digitale.

Vantaggi e prospettive future

  • Zero rifiuti in fase di demolizione

  • Minori costi futuri di ristrutturazione o riconversione

  • Nuovi modelli di business: il materiale come servizio (leasing di facciate o componenti)

Conclusione

Progettare per il disassemblaggio rappresenta una vera rivoluzione nel settore edile. Non si tratta solo di “costruire meglio”, ma di ripensare il ciclo di vita dell’edificio come parte di un sistema rigenerativo. Con normative sempre più attente e clienti sensibili alla sostenibilità, questo approccio è destinato a diventare lo standard, non l’eccezione.


Fonti: